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Arriva la Web Tax, finalmente - Catawelt

Arriva la Web Tax, finalmente L'Unione Europea sta finalmente portando avanti la proposta per una tassazione dei grandi colossi del web. Se dovesse passare, cosa per niente scontata, potrebbe generare 5 miliardi di euro di entrate aggiuntive

La Commissione Europea ha appena presentato il progetto della tassa sul fatturato delle imprese digitali, la web tax, un argomento di cui si discute da anni. Attualmente il vuoto legislativo a riguardo aveva fatto nascere ai livelli nazionali varie iniziative disomogenee che avrebbero potuto causare un effetto a catena con la conseguenza di danneggiare il mercato unico europeo. La nuova norma intende anche rimediare al buco creatosi nei bilanci dei paesi europei, terreno di conquista per queste aziende che però di tasse ne pagano ben poche. Ma vediamo di cosa si tratta.

La proposta

L’idea della Commissione Europea è di creare una tassa con aliquota del 3% sui fatturati delle grandi aziende digitali. Parliamo di multinazionali come Amazon, Google e Facebook. Secondo alcune ricerche infatti queste società eluderebbero ogni anno il fisco europeo per un totale di 70 miliardi di euro. Stime affermano che le tasse sui profitti pagate da tali società ammonterebbero al 9,5%, contro il 23,3% delle altre. Come detto il vuoto legislativo ha creato svariate iniziative a livello nazionale. L’Italia per esempio ha avanzato due proposte di legge a riguardo, una delle quali dovrebbe entrare in vigore l’anno prossimo. L’obiettivo di tale iniziativa europea è di regolamentare uniformemente la legislazione all’interno dell’Unione. Un notevole passo avanti, secondo molti però ci sarebbe bisogno di un ulteriore passo: una legislazione uniforme su scala mondiale.

La web tax presentata dovrebbe essere una misura temporanea, in attesa di una legislazione definitiva che disciplini tale materia a livello globale appunto. Si pensa infatti ad un nuovo meccanismo fiscale che obblighi le grandi imprese del settore a pagare le tasse dove realizzano profitti e non in paesi terzi con una bassa imposizione fiscale. Quando sarà messo a punto tale meccanismo la norma ora avanzata verrà abolita.

Chi riguarda?

La proposta avanzata riguarderà tutte le società con un fatturato mondiale superiore ai 750 milioni di euro ed uno europeo superiore ai 50 milioni di euro. La web tax non colpirà dunque le piccole start-up, come alcuni avevano temuto, con il rischio di tagliare le gambe alle giovani imprese. La legge riguarderà invece i grandi colossi del web, tipo Google, che rappresenta un esempio emblematico della situazione attuale.

Google infatti opera in Italia attraverso due società: Google Italia e Google Ireland (che è la società principale delle sue operazioni in Europa). Naturalmente le due società sono separate ufficialmente ma nella pratica è solo una: Google. Quest’ultima secondo alcune stime nel 2015 avrebbe generato in Italia un fatturato da 637 milioni di euro. 570 a nome di Google Ireland e 67 a nome di Google Italia. Nonostante entrambe abbiano operato e prodotto fatturato in Italia, solo la seconda ha pagato le tasse nella penisola, essendovi registrata. La tattica di Google e di altre società è sempre la stessa: mantenere basso il fatturato della società operante in un paese ad alta tassazione e il grosso riversarlo in quella operante in una nazione “clemente”. I passaggi per risparmiare più tasse sono poi molti altri ma ci fermiamo qui.

Non sarà una battaglia facile

Sicuro è che la norma non passerà facilmente. Per entrare in vigore dovrà infatti essere approvata dal Parlamento Europeo e all’unanimità dal Consiglio dell’Unione Europea, dove si riuniranno tutti i governi dell’Unione. Questo vuol dire che tutti i paesi dovranno essere d’accordo. Peccato che alcune nazioni abbiano beneficiato, e lo fanno ancora adesso, dell’indefinita situazione attuale. Parliamo in particolare di Lussemburgo ed Irlanda, due paesi con una tassazione piuttosto clemente e che sfruttano la situazione a proprio vantaggio. L’approvazione è dunque tutt’altro che scontata ma in ogni caso servirà che i paesi ora avvantaggiati facciano al più presto delle concessioni per il bene comune.

Il momento giusto

C’è poi da riflettere sulla tempistica di tale norma. Se infatti da un lato risulta tardiva, dall’altro lato cade invece nel momento giusto. In una situazione in cui Facebook è travolto dagli scandali sulla gestione dei dati dei propri utenti e crolla in borsa e Amazon è stato anch’esso coinvolto in diverse questioni controverse sullo sfruttamento dei lavoratori, la web tax rappresenta per loro un duro colpo da cui però probabilmente non possono tirarsi indietro. In un momento in cui la loro reputazione è messa a dura prova sarebbe difficile per loro opporsi ad una tassazione in linea con le altre aziende.