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Asma nel ciclismo: patologia debilitante o giustificazione per i furbi  - Catawelt

Asma nel ciclismo: patologia debilitante o giustificazione per i furbi  Dopo il caso Froome e il numero eccessivamente elevato di asmatici nello sport il tema è tanto serio quanto pungente

L’ultima bomba caduta sul mondo del ciclismo ha dell’incredibile e crea ancora una volta un’enorme divisione tra il grande pubblico affezionato a questo sport e il movimento stesso che negli ultimi anni ha fatto enormi sforzi per allontanare i sospetti di doping. L’ultima notizia, pubblicata dalle prime pagine di testate sportive e non, ha gettato però nuove ombre sul ciclismo e su tutto lo sport. Prima di condannare Froome bisogna però fare delle considerazioni importanti e dovute.

Cosa è accaduto

Ma partiamo dai fatti: il 13 dicembre 2017 l’UCI (l’Unione Ciclistica Internazionale) dichiara, in seguito ad un controllo effettuato all’ultima Vuelta di Spagna, la positività di Chris Froome al salbutamolo. Tale sostanza è stata rilevata in quantità doppie rispetto al limite consentito dai regolamenti. Froome da qualche anno a questa parte è il vero dominatore delle grandi corse a tappe avendo messo in bacheca 4 Tour de France e proprio l’ultima Vuelta. Il corridore britannico aveva inoltre da poco annunciato la sua partecipazione, dopo svariati anni di attesa, al prossimo Giro d’Italia.

Cos’è il salbutamolo

Il salbutamolo è un broncodilatatore utilizzato per il trattamento dei pazienti affetti dall’asma, problema che affligge anche Froome. Dopo l’annuncio della positività saranno in molti coloro che difenderanno il corridore in maglia Sky motivando i valori elevati con un acuirsi di questa sua patologia. Altrettanti saranno invece quelli che accuseranno l’ultimo vincitore del Tour de France di aver confermato come tutti i grandi campioni si rivelino poi atleti fasulli, in grado di compiere imprese eccezionali solo grazie all’uso di sostanze dopanti. Ovviamente le due posizioni sono valide e lecite, tuttavia non possono considerarsi completamente attendibili. Per scagionare da tutte le accuse Froome serviranno sicuramente maggiori accertamenti e prove che lo stesso corridore dovrà fornire all’UCI.

La pericolosa condanna preventiva

Il clamore mediatico e le condanne degli sportivi che accusano il corridore della Sky di aver fatto uso di sostanze dopanti sono ovviamente fondate. Esse vanno però esaminate e prese con le pinze, evitando una crocefissione preventiva dell’atleta (Pantani a riguardo dovrebbe insegnare qualcosa). In prima istanza il salbutamolo, come detto, ha l’effetto di broncodilatare i polmoni ottimizzando la capacità polmonare. Si tratta di un vantaggio sicuramente importante se si tiene conto che ormai il ciclismo ha un livello talmente elevato che basterebbe qualsiasi facilitazione per fare la differenza. Bisogna però tenere conto che i benefici dati dal salbutamolo non sono lontanamente paragonabili a quelle di sostanze dopanti che ormai sono bandite dal ciclismo professionistico come il GH (l’ormone della crescita) o l’EPO (l’eritropoietina che stimola la produzione di globuli rossi) che permettevano, nel ciclismo di Armstrong, di fare imprese sportive all’apparenza straordinarie.

Il punto cruciale della questione sta dunque nelle reali motivazioni dell’assunzione di questa sostanza. Se il corridore britannico non riuscirà a dimostrare che ne ha fatto uso per trattare la sua patologia asmatica sarà infatti squalificato per due anni. Tuttavia il talento di questo corridore e il dominio che ha avuto in questi anni non possono essere sicuramente ridotte ai vantaggi che un broncodilatatore può dare.

Froome indossa la maglia gialla da leader del Tour de France
Froome indossa la maglia gialla da leader del Tour de France

Il sospetto dominio sportivo degli atleti asmatici

C’è però da rilevare un problema non di poco conto nel mondo degli sport professionistici. Andando a osservare le statistiche si nota infatti come nel ciclismo ma anche in altre specialità sportive come il nuoto, gli atleti asmatici rappresentino una minoranza fin troppo folta di campioni, in grado di vincere svariate medaglie olimpiche. In particolare nel ciclismo, secondo uno studio condotto proprio sul Team Sky, squadra che occupa la prima posizione del Ranking UCI World Tour e di cui lo stesso Froome fa parte, il 30% risulta essere affetto da problemi di natura asmatica. Anche questo dato dev’essere preso però con cautela. Per i ricercatori infatti è plausibile che una tale presenza di asmatici nel team Sky e in generale negli sport di resistenza possa essere motivata dal fatto che l’iperventilazione continua operata dall’atleta per sostenere lo sforzo genera la patologia asmatica. Tuttavia ad oggi non c’è un’evidenza scientifica in grado di confermare questa associazione.

Rimane dunque il sospetto, in parte fondato, che qualcuno stia facendo il furbo approfittandosene. L’UCI dovrebbe forse porre in atto tutte quelle verifiche necessarie per confermare o meno la presenza di tale patologia. Si dovrebbero inoltre aumentare i controlli su tali patologie anche per proteggere chi ne è affetto veramente e rischia di essere coinvolto ingiustamente nelle polemiche. Ne va della reputazione del ciclismo e dello sport nel suo complesso.