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La Musica 2.0 - Catawelt

La Musica 2.0 L’ascolto della musica al tempo degli smartphone

La produzione musicale, di giorno in giorno, fa passi da gigante, e sembra seguire un percorso frenetico di continuo miglioramento nella gestione dei suoni, di pari passo con il riversarsi costante sul mercato di nuove tecnologie. Chi non apprezzerebbe le funzionalità sempre più innovative dei nuovi smartphone? Ci accompagnano costantemente nel tempo libero e ci permettono di accedere anche al mondo multimediale con crescente semplicità. Per fare solo un esempio: si pensi all’interessante salto di qualità con il quale gli iPhone di più recente realizzazione hanno adeguato il mondo della telefonia marchiata Apple alla riproduzione in stereo dei file audio. Questo permette ad un primo impatto un ascolto più completo, avvolgente e intenso, soprattutto dei brani musicali. In parole povere, stupisce come, di anno in anno, dai nuovi apparecchi telefonici, sempre più smart ed efficienti, fuoriesca un volume sempre più alto.

 

Un mito da sfatare

Eppure, non sempre queste accattivanti novità corrispondono in tutto e per tutto ad un più alto traguardo di qualità nel nostro modo di ascoltare la musica. La maggior parte dei brani musicali in cui capita di imbattersi quotidianamente sono il frutto di un lavoro estremamente accurato, basato su scelte artistiche e criteri sviluppati da fonici professionisti. Il loro prodotto è concepito per mettere in risalto e allo stesso tempo bilanciare tutti gli strumenti musicali che concorrono a creare un brano. Il risultato: suoni che soddisfano le nostre orecchie, più equilibrati e controllati rispetto a un brano suonato dal vivo, e col medesimo impatto emozionale.

Chiunque abbia occasione di confrontare la resa acustica di un brano, prima con un impianto audio di buona qualità e in seguito con le piccole “casse” di un telefono di nuova generazione (dette anche “driver”), giungerebbe sempre alla medesima conclusione: “Dal mio nuovo smartphone non si sente così bene!”. Questi telefonini sono concepiti per garantire, nonostante le piccole dimensioni degli altoparlanti, un impatto sonoro forte e inaspettato, dato da una diversa compressione e gestione delle frequenze: una questione di potenza sonora, di “sentire più forte”. Ma non di qualità.

Proprio nelle dimensioni degli altoparlanti e nell’utilizzo di apparecchi inizialmente non concepiti per la riproduzione musicale stanno i punti deboli di questa tecnologia.

Cosa significa ascoltare bene la musica?

Pensiamo al suono emesso da una grancassa o da un basso elettrico durante un concerto: frequenze molto basse creano un amalgama di ritmo e suono che avvolge il pubblico e provocano vibrazioni che solo un impianto stereofonico di un certo livello può gestire ed esprimere appieno. Frequenze che le piccole “casse” di un apparecchio telefonico non sono in grado di sostenere oltre un certo limite e che vengono per così dire “tagliate”, escluse dalla traccia audio, rinunciando ad una resa completa del brano. Solo ad un primo impatto, insomma, non sembra mancare nulla.

Per questo motivo, l’accattivante proposta di uno smartphone dotato di uscite stereofoniche sembra essere più che altro un’interessante trovata commerciale, che esalta fin troppo i risultati, sicuramente ottimi, ottenuti nella resa di brani musicali, ma il cui ascolto ottimale richiederebbe ben altra strumentazione: altoparlanti dedicati per lo più alle alte e medie frequenze, collocati ai lati per garantire una vera e propria stereofonia, e un subwoofer posizionato sul pavimento, in posizione centrale, per riprodurre le frequenze più basse. Si tratta, questo è vero, di una soluzione alquanto dispendiosa e ingombrante, non adatta alle esigenze di tutti e non certo tascabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Due estremi opposti. A sinistra: l’impianto audio di un palcoscenico, con lunghe “strisce” verticali appese ai lati, che fungono da altoparlanti, e i subwoofer in basso, di fronte agli spettatori. A destra: le piccole “driver” di un iPhone 7.

 

Ma chi non volesse rinunciare del tutto ad un ascolto appagante e allo stesso tempo a portata di mano di un buon pezzo musicale non si deve dare per vinto, aspettando che la tecnologia telefonica progredisca ancora verso risultati migliori: si trovano già da tempo in commercio diversi tipi di cuffie che fanno a gara per soddisfare queste esigenze musicali in un certo senso più raffinate e al contempo si fanno garanti di un “principio di economia” che non può essere sottovalutato, per questioni di spazio, di portafoglio e di quiete pubblica.

La buona musica, come la maggior parte delle opere d’arte, merita di essere goduta al massimo delle sue potenzialità, così come un bel quadro chiede di essere contemplato sotto la luce migliore, per esprimere fino in fondo i suoi dettagli, e il suo tutto.

 

Articolo in collaborazione con Teo