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Miti da sfatare: no, l'euro non ha fatto raddoppiare i prezzi - Catawelt

Miti da sfatare: no, l’euro non ha fatto raddoppiare i prezzi Nonostante sia un luogo comune sfruttatissimo anche da importanti esponenti politici, i fatti e i dati dicono che non è vero. Proviamo a capire come sono realmente le cose, oltre le apparenze e i giudizi di parte

È uno dei luoghi comuni più abusati degli ultimi anni, oltre che strumento politico nelle mani degli antieuropeisti. “Vede signora, quando è entrato in vigore l’euro il suo potere d’acquisto è diminuito del 45%. Quindi i prezzi si sono duplicati, ma il suo stipendio è rimasto uguale anzi è praticamente diminuito“. Così parlava Giorgia Meloni, tra le principali accusatrici dell’euro, in un video del proprio partito di qualche anno fa. Sarà vero? Possiamo già anticiparvi che l’euro non ha diminuito del 45% il potere d’acquisto. Questo anzi è aumentato dopo l’entrata in vigore dell’euro, diminuendo poi solo con la crisi, naturalmente in maniera molto meno consistente del 45% della Meloni. Ma la domanda è: l’euro ha veramente fatto raddoppiare i prezzi? In mezzo a mille accuse e commenti di parte proviamo a dare una risposta guardando ai dati e ai fatti, alzando il velo d’ignoranza e degli interessi di parte.

Le accuse

Chi lancia le accuse alla moneta unica, colpevole di aver fatto raddoppiare i prezzi, fa un ragionamento semplice e semplicistico: se un prodotto prima lo pagavo 1.000 lire e adesso lo pago 1 euro e so che 1 euro vale circa 2000 lire (per la precisione il cambio fu 1 euro=1936,27 lire) allora il prezzo dei beni con il cambio è raddoppiato. Il ragionamento in sé non fa una piega ma come detto è ingenuo e vale per uno spettro di casi limitato. Guardando la media dei prezzi di vari prodotti si può effettivamente notare un raddoppio del costo di alcuni di questi come i giornali o la pizza, passata quest’ultima da una media di 3,36 euro a più di 7.

Il discorso però, come detto, è più complicato. Prodotti come la pizza sono comuni ma non certo dominanti nel paniere di consumi della popolazione. In un articolo dell’Enciclopedia Treccani si dice infatti che «variazioni anche molto grandi del prezzo di un singolo prodotto incidono marginalmente sull’inflazione media se tale prodotto ha un peso contenuto nel paniere». In parole povere se una pizza raddoppia il proprio prezzo da 3,5 a 7 euro farà poca differenza (a meno che non si viva di sole pizze al ristorante naturalmente) e inciderebbe, ipotizzando anche un consumo di circa 2 pizze a settimana, per un totale di meno di 30 euro mensili.

Secondo l’ISTAT i beni e i servizi i cui prezzi sono aumentati di più, come i ristoranti, sono quelli che acquistiamo con più frequenza e in contanti e dunque quelli per i quali notiamo un aumento maggiore dei prezzi. Bisogna notare però che tali beni, che sono quelli che maggiormente incidono sulla nostra percezione, non sono però essenziali come si crede. Rientrano in questa categoria bar e ristoranti, certo, ma non le bollette, le medicine e gli elettrodomestici, tutti prodotti che non hanno visto schizzare i propri prezzi (in particolare il costo dei prodotti di elettronica è addirittura diminuito).

L’esempio di bar e ristoranti

Se è vero dunque che solo alcuni beni, e poco rilevanti per il nostro paniere, hanno visto raddoppiare il proprio prezzo ci si può chiedere adesso perché ciò sia accaduto. La risposta è presto detta.

Attività come bar, ristoranti e lavanderie affrontano un costo fisso nel cambiare i propri prezzi. Se una di queste attività pensava di cambiare i propri prezzi prima dell’entrata in vigore dell’euro, ovvero prima del gennaio 2002, avrà aspettato quella data per farlo. Questi esercizi inoltre si basano molto sulla relazione stabile e personale con i clienti. Questo fa sì che variazioni troppo frequenti dei prezzi siano rilevate molto facilmente e mal digerite dalla clientela. Quest’ultima ha la possibilità di abbandonare velocemente questi esercizi a vantaggio di altri (cambiare bar è un’operazione molto più semplice, frequente e senza costo che cambiare il gestore della luce, ad esempio). Il cambio di moneta ha così rappresentato una scusa che questi esercizi hanno utilizzato per giustificare l’aumento dei prezzi. Inoltre ristoranti e bar utilizzano molto di più il denaro liquido rispetto ad altre attività. Con il passaggio all’euro hanno dunque dovuto affrontare costi di transazione maggiori rispetto ad esercizi che utilizzano molto le transazioni elettroniche.

A tal proposito è celebre uno studio della Federal Reserve di New York che nel 2004 si occupò dell’aumento dei prezzi nei ristoranti. Da inizio 2002 infatti si potè assistere ad un notevole rincaro di questi prezzi in Italia ma anche, e forse ancor di più, in altre aree d’Europa come quelle del Nord. In questo settore i prezzi sono molto rigidi, cioè cambiano poco anche quando l’andamento dell’economia suggerirebbe un loro aggiustamento. Questo è naturalmente dovuto al fatto che, a differenza per esempio della benzina, la variazione dei prezzi nei ristoranti è un costo non da poco sia per l’aggiornamento dei menu e di tutto ciò ad essi correlato sia, come detto, per le ripercussioni sui propri clienti. Lo studio arrivò dunque alla stessa conclusione che abbiamo espresso in precedenza: probabilmente molti di questi esercizi commerciali avevano già deciso di aumentare i prezzi precedentemente ma hanno atteso il cambio di moneta per attuare questa variazione.

I dati

Ciò che però elimina ogni dubbio e chiarisce definitivamente la situazione sono i dati macroeconomici. Se si guarda l’indice dei prezzi al consumo (immagine A), per esempio, si può osservare come il suo andamento sia costante sia prima che dopo l’introduzione dell’euro. Anzi se si osserva l’inflazione (immagine B), ovvero l’aumento medio del prezzo di un paniere di beni, nei 15 anni successivi all’introduzione dell’euro essa è aumentata del 2% annuo circa (che tra l’altro è il valore considerato sano dagli economisti). Nei 15 anni precedenti all’introduzione dell’euro l’aumento era stato del 5% annuo. Se i prezzi sono aumentati di circa il 25,8% tra il 2002 e il 2016, nello stesso periodo prima dell’euro, tra il 1987 e il 2002, essi erano aumentati di più dell’80%. Da ciò potremmo dire che l’euro, lungi dal far aumentare i prezzi, ha anzi moderato il loro aumento, più che dimezzandolo.

Andamento dell'indice dei prezzi al consumo con evidenziata la data di introduzione dell'euro
A) Andamento dell’indice dei prezzi al consumo con evidenziata la data di introduzione dell’euro

 

Aumento annuo dell'inflazione. Si può notare come dall'introduzione dell'euro si sia mantenuta su livelli più bassi e considerati sani dagli economisti
B) Aumento annuo dell’inflazione. Si può notare come dall’introduzione dell’euro (linea nera) esso si sia mantenuto su livelli più bassi e considerati sani dagli economisti

Un raddoppio prezzi che appare dunque inesistente, ancora di più se si osserva l’immagine sottostante. La linea arancione rappresenta il livello dei prezzi se essi fossero raddoppiati e le linee colorate al di sotto mostrano varie aree in cui sono stati suddivisi i beni. Come si può osservare la linea arancione è ben lontana dall’essere raggiunta. Il raddoppio dei prezzi può essere osservato in un numero ristrettissimo di casi. Secondo un’indagine Codacons di qualche anno fa, su 100 prodotti presi in considerazione solo una decina avevano subito un raddoppio del prezzo, tra cui la pizza margherita e la penna a sfera. Molti altri prodotti di uso quotidiano sono rimasti invece più o meno stabili o hanno subito aumenti poco rilevanti.

Andamento dei prezzi al consumo divisi per categorie
Andamento dei prezzi al consumo divisi per categorie

Il potere d’acquisto

Un altro dato da prendere in considerazione è il potere d’acquisto delle famiglie, ovvero l’insieme di beni e servizi acquistabili in un determinato momento con una certa valuta. Se ponessimo a 100 il valore del potere d’acquisto a inizio 2002, data d’introduzione dell’euro, noteremmo come esso, e dunque la ricchezza delle famiglie, ha continuato a salire. Esso ha raggiunto un picco di 105 nel 2006 ed era a 104 subito prima della crisi che l’ha fatto diminuire fino al 97 di fine 2016. Dunque si può notare come con l’euro il potere d’acquisto sia aumentato mentre la crisi l’ha fatto diminuire portandolo adesso a valori di poco inferiori a quelli del 2002.

L'andamento del potere d'acquisto delle famiglie italiane
L’andamento del potere d’acquisto delle famiglie italiane

Chi ha guadagnato dall’euro?

Se si studiano gli aumenti principali si nota come essi siano stati registrati sopratutto nei negozi locali e di quartiere. Questi, nonostante i numerosi appelli a non prendere tale direzione, avrebbero approfittato del cambio di valuta per alzare i prezzi. Gli aumenti maggiori possono essere poi rilevati in particolare nelle zone più periferiche e meno centrali, dove la concorrenza è meno forte. Per citare un rapporto della Commissione Europea, il peso dell’euro nell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo è stato stimato tra lo 0,12 e lo 0,29 per cento.

Conclusioni

La questione se l’euro abbia realmente fatto raddoppiare o meno i prezzi sembra dunque risolversi in una risposta negativa. Con buona pace di antieuropeisti che utilizzano questo argomento come propria arma politica. Il raddoppio dei prezzi si rivelerebbe dunque, alla fine, una normale inflazione.