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Per la balena gialla a 5 Stelle e per Di Maio uno vale l'altro - Catawelt

Per la balena gialla a 5 Stelle e per Di Maio uno vale l’altro PD o Lega? Non importa, ciò che conta è conquistare la poltrona di Palazzo Chigi: così il Movimento 5 Stelle completa la sua trasformazione nella balena gialla che ricorda nostalgicamente la Democrazia Cristiana e la Prima Repubblica

20 punti per cambiare l’Italia. Idee chiare secondo alcuni. La volontà pentastellata è quella di “ragionare sui temi e non sulle poltrone”. Rivoluzionare la vecchia politica insomma. Incapaci di fare il governo, ciò che vanno ribadendo in giro sin dalla campagna elettorale è la volontà di presentarsi ai propri interlocutori con un programma e “vedere chi ci sta”. Insomma, noi governiamo e voi ci date i voti.

Quel che è chiaro a tutti, e naturalmente anche a loro, come hanno già affermato, è che ci sarà necessariamente bisogno di mediare. È ovviamente inconcepibile che qualunque compagine accetti il programma pentastellato in toto. Ci sarà dunque la necessità di procedere verso dei compromessi. Dopo il primo giro di consultazioni il Movimento 5 Stelle ha lasciato aperte due vie: Lega o PD. Tralasciamo ora le capovolte politiche e le incoerenze tra quanto detto in passato e quanto espresso adesso (la martellante frase “mai col Partito Democratico” dovrebbe far riflettere). Quello che sconcerta è considerare due alternative totalmente opposte come uguali vie per formare un governo ed amministrare il paese.

I due forni: il ritorno della Prima Repubblica

Chi si presenta con un programma e con la consapevolezza di dover raggiungere dei compromessi dev’essere ben deciso da che lato girarsi per dialogare. Non è concepibile pensare che attuare il reddito di cittadinanza, la riforma della legge Fornero, la rimodulazione delle aliquote e delle tasse con il PD o con la Lega sia la stessa cosa. Da un lato si dovranno fare concessioni in un senso, dall’altro nel senso opposto.

Nuova politica non sembrerebbe proprio, anzi. Ricorda, come spesso ripetuto da vari opinionisti negli ultimi giorni, la politica dei due forni di andreottiana memoria. Il leader democristiano infatti disse: “se debbo comprare il pane e ho nella mia stessa strada due forni e uno di questi me lo fa pagare caro o mi dà un prodotto scadente, vado dall’altro“. Messaggio chiaro: ho due interlocutori possibili, vado da chi mi conviene di più. I due forni della Democrazia Cristiana in quegli anni erano rappresentati a sinistra dai socialisti e a destra dai liberali e, in parte, dal Movimento Sociale. Oggi i due forni di un Movimento 5 Stelle che assomiglia sempre più in maniera inquietante alla DC sono a destra la Lega e a sinistra il PD.

Di Maio, leader dei 5 Stelle

Bramosia di potere

Affermare di voler fare il governo con chiunque accetti l’offerta è come dire “vedete un po’ voi cosa fare, l’importante è che guidiamo noi il paese”. Se un discorso è dire “siamo disposti a parlare con tutti per cambiare il paese”, tutt’altro è non vedere differenze tra due partiti agli antipodi. Non c’è praticamente punto del programma in cui PD e Lega non abbiano un oceano di differenze a separarli. E se da un lato il paese ha bisogno di senso di responsabilità per poter essere governato, dall’altro non si possono ignorare programmi e idee. Ma Di Maio sembra interessarsene poco di quest’ultimo aspetto, preferendo piuttosto cogliere l’opportunità migliore per formare un governo. PD o Lega importa poco, l’importante è appropriarsi della poltrona di Palazzo Chigi.

Di Maio ha paura di perdere l’occasione della vita. Il giovane grillino si trova all’inizio del suo secondo mandato nel Movimento, partito che tra le proprie regole fissa proprio a due il limite di mandati per ogni esponente. Di Maio dunque è consapevole di dover cogliere quest’opportunità e non lasciarsela sfuggire ed è quindi in apprensione. A meno che i 5 Stelle non decidano di cambiare anche questa regola, come fatto più volte in passato per altre norme interne.

La balena gialla

Quando Di Maio, dopo il voto dello scorso marzo, proclamava la fine della Seconda Repubblica, forse aveva ragione. La Terza Repubblica che sta nascendo rischia però di essere una copia non certo migliore della Prima, quella contro cui il Movimento 5 Stelle si è sempre scagliato. Un partito egemone che applica la strategia dei due forni per arrivare al potere. Alla guida del partito un giovane che non vuole sprecare l’occasione di conquistare la poltrona, contraddicendo uno dei principi fondanti del Movimento. Una differenza risiede però proprio nel personaggio Di Maio: se la DC era un partito multiforme, dalle molti correnti e con molti leader ma mai nessuno che abbia rappresentato l’uomo unico di un partito personalistico, il giovane Luigi accentra su di sé l’intero partito in cui le correnti, anche se esistenti, vengono uniformate in nome dell’unità a sostegno del proprio leader.

Eccetto questo particolare potremmo affermare che sta nascendo una sorta di balena gialla pronta ad inghiottire tutto. Intanto è già capace di digerire qualunque cosa, eccetto Berlusconi (forse): lo ha fatto da lungo tempo con la Lega e l’ha fatto adesso anche con il PD, Renzi compreso a quanto pare. L’importante è raggiungere i propri obiettivi. Il fine giustifica i mezzi, insomma. E poco importa se bisognerà pensare a come fare la flat tax e come abolire la legge Fornero con la Lega oppure a come introdurre un reddito minimo e lo ius soli con il PD, l’importante è che il premier sarà Di Maio. Concretezza dunque, ricordando Andreotti, per dei politici giovani fuori ma già vecchi dentro.